Fernando Alonso, in F1, è una certezza nonostante il trascorrere degli anni. Qualche gara per ingranare, qualche momento opaco, mai buio, ormai interamente riscattato, domenica dopo domenica. Fino a raggiungere l’antico splendore, che nulla ha da invidiare ai tempi giallo-azzurri della Renault o alle imprese con la Ferrari. 40 anni tra pochi giorni, una carta d’identità che non lascia spazio a interpretazioni, ma un talento in grado di spazzare ancora ogni dubbio.
L’accorto Nando non si è messo in gioco da subito. Ha preferito attendere il momento più adatto, da bravo guerrigliero. Una prima fase di studio divisa tra qualche soddisfazione e molta cautela, per poi rispolverare i colpi migliori. Lo spagnolo della vecchia guardia ha animato la Sprint Race, divenendone il paladino. Uno start da brividi, con sei posizioni guadagnate in un crescendo di adrenalina e una difesa da leone per mantenere il privilegio conquistato. Qualche ‘oscillazione’ di troppo per proteggersi, sfruttando abilmente il caos delle regole. Anche questa è astuzia, o, per meglio dire, esperienza in F1. Ma alla fine una settima posizione in griglia, come a dire che il fine giustifica i mezzi.
Settimo anche alla bandiera a scacchi, dopo una gara coriacea, frutto della sua tempra leonina. Fernando è un po’ il motore della F1, indipendentemente dalla monoposto che guida, dal risultato assoluto che ottiene. Qualche volta scompare dagli schermi, ma solo perché è in procinto di meditare la prossima mossa. Poi agisce senza remore, attento e implacabile. In gara raramente sbaglia o si fa prendere dalla foga. Il peccato, pur raro, è sempre veniale, come il testacoda odierno, nel giro di schieramento. Nulla che possa compromettere il bottino grosso, al quale punta con sete da bandito.
Settimo al via, settimo al traguardo. Questo non significa resa, piuttosto strenua battaglia, fin dall’inizio. Fernando è bravo in partenza a tenersi lontano dai guai, ottimo alla ripartenza, quando addirittura riesce a sopravanzare Sainz. Poi in gara attacca e si difende senza posa, senza mai mollare. Quattro punti, minuscoli segnali, piccoli passi verso un 2022 ancora più promettente, teso a raccogliere molto più che briciole.
La vera vittoria è riavere Fernando in F1. Rivederlo combattere, ma anche sorridere. A volte corrucciato, più spesso concentrato, eppure aperto al nuovo che avanza, felice di ogni opportunità che si presenta. Favorevole alla sprint race, non per capriccio, ma semplicemente perché rappresenta un modo in più per esprimersi, per provare, per insidiare. Vecchio stampo e figlio dei tempi, sempre pronto a reinventarsi, ad assaporare il profumo di una monoposto, di un volante, di quattro ruote fumanti dirette verso la bandiera a scacchi.
Autore: Veronica Vesco – @VeronicagVesco
Foto: Alpine